Il 23 ottobre 2026 sono intervenuto online a Voices of Europe, evento di Oulu2026 Capitale Europea della Cultura, nel panel “Young People, Language and Digital Identity”. Ho parlato di come i giovani del confine italo-sloveno vivono le loro lingue, anche online.
Perché ero lì
Voices of Europe – Every Border Has a Sound è una settimana dedicata alle lingue e alle identità delle regioni di confine, organizzata da Bothnian Arc con l’Association of European Border Regions (AEBR) alla Oulu International School, in Finlandia. Mi hanno invitato nella giornata “Youth and the Future”, insieme a Luka Čavdek e Charuni Attanayake, con la moderazione di Satu Haapanen.
Il confine è il filo del mio percorso. Sono nato a Trieste, ho vissuto e lavorato in Nuova Zelanda, Australia, Lituania, Portogallo e Danimarca, e oggi lavoro come operatore Eurodesk a Gorizia, accanto a Nova Gorica. Nel 2025–26 sono stato Cross-Border Ambassador per la DG REGIO della Commissione Europea, e ogni giorno aiuto i giovani a partire. Per me era la prima volta in Finlandia, anche se da remoto.
Cosa ho fatto
Ho ascoltato prima di parlare. Per preparare l’intervento ho fatto una piccola indagine: ho intervistato dieci giovani tra i 19 e i 30 anni di Trieste, della Carnia, di Udine e di Gorizia. Ho chiesto in che lingua scrivono in chat, in che lingua pubblicano sui social, cosa significa per loro crescere su un confine. Le loro risposte sono diventate il cuore dell’intervento.
Ho progettato le slide. Come UX/UI designer ho costruito una presentazione di 16 slide: mappe, dati Eurostat sui giovani online e le voci dei ragazzi, senza nomi. Il concetto principale era uno schema in tre livelli dell’identità digitale: privato (dialetto nelle chat), pubblico (italiano sui social), globale (inglese nei videogiochi e con gli amici all’estero).
Ho parlato e poi ascoltato di nuovo. Dieci minuti di intervento in inglese, seguiti da circa un’ora di discussione con giovani da tutta Europa, partecipanti dallo Sri Lanka e studenti finlandesi. Le domande riguardavano l’identità digitale, come tenere vive le lingue senza parlare solo inglese e il ruolo dell’intelligenza artificiale.
Un momento che ricordo
Quando Luka si è presentato, ho scoperto che anche lui è originario di Gorizia. A più di duemila chilometri da casa, nello stesso panel, c’erano due voci dello stesso confine. E un anno dopo GO! 2025, la Capitale della Cultura di Gorizia e Nova Gorica, abbiamo portato quella voce alla Capitale successiva.
La frase che mi è rimasta di più, però, è quella di un ragazzo di 19 anni di Gorizia: “Crescere sul confine è esattamente come dovrebbe apparire l’Europa: andare ovunque senza pregiudizi, anche per le cose più banali”.
Cosa ho imparato
Che il confine sulla mappa è aperto, ma il muro nella testa resta. Che i giovani decidono se una lingua piccola sopravvive, e oggi lo decidono online. E che il modo migliore per parlare dei giovani è parlare prima con loro: lo porterò con me al prossimo intervento, il 17 novembre a Trieste, al panel “Talking with Youth, Not at Youth” dell’evento Close to Youth di Interreg Italia-Slovenija.


